La Domenica del Corriere - 26.09.2021

Signora Ris, ha fatto il vaccino contro il COVID19?

Sì, l’ho fatto appena ho potuto».

Perché l’ha fatto?

«Per me stessa ma anche per proteggere le persone che mi stanno intorno. Ritengo sia un atto di responsabilità collettiva».

Nel suo entourage ci sono persone non vaccinate?

«Eccome se ce ne sono! Mi sembra che la fascia di età più critica nei confronti dei vaccini sia quella tra i 30 e i 50 anni. Vedo tante mamme che non vogliono vaccinarsi e sinceramente non capisco perché. Il rifiuto del vaccino mi sembra una forma di egoismo. Ad ogni modo sul posto di lavoro ho deciso di non assumere più persone non vaccinate».

Quindi vede di buon occhio l’obbligo del pass COVID?

«Sono favorevole all’obbligo

nella misura in cui ci consente di tornare a una vita pressoché normale e di evitare nuove chiusure. Ma auspico che il sistema venga smantellato non appena l’emergenza sarà superata».

Teme che il sistema possa essere usato per controllare i cittadini?

«In teoria non dovrebbe essere così. Però va anche detto che ormai siamo controllati in ogni cosa. Non credo faccia tanta differenza se qualcuno viene a sapere che sono stata al ristorante o in piscina. Si tratta di una misura temporanea, che auspico siamantenuta giusto il tempo necessario per tornare alla normalità».

Quando pensa che si potrà tornare alla normalità?

«Dipenderà dalla velocità con cui si riuscirà a convincere gli scettici a vaccinarsi. In questo senso l’obbligo del pass COVID può fungere da incentivo».

Crede davvero che basterà aumentare il tasso di vaccinazione per abolire le misure?

« Ho appena sentito un amico che vive a Londra, il quale mi diceva che lì adesso è tutto libero. Grazie a un alto tasso di vaccinazione della popolazione, in Inghilterra non sono più in vigore misure particolari contro il COVID e non è nemmeno stato necessario introdurre l’obbligo del pass. Ecco, credo che questo sia lo scenario che tutti auspichiamo.

Dovrebbe bastare questa prospettiva per invogliare tutti afare la propria parte ».

Quindi lei è fiduciosa?

« Sì, lo sono. Però se posso rimproverare qualcosa alle autorità è il continuo bersagliare la popolazione con le cifre dei contagi. Tutti questi numeri mettono ansia. Capisco che lo si facesse nella prima fase della pandemia, ma ora non ne vado la necessità. In questa fase le informazioni che contano sonoil grado di occupazione delle cure intense e i decessi, non i contagi ».

E il tasso di vaccinazione?

« Certo, è importante. Per questo spero che sempre più scettici riescano a superare la loro paura del vaccino, in modo che si possa tutti tornare presto alla normalità ».

Michela Ris